Sunday, 24 November 2013

E' morto "Er Fornaretto"

E’ morto Eer Fornaretto”


Oggi, scusate, volevo scrivere tanto sull’Irish Crime Writers – a festival ,su Michael Connolly e tanti altri argomenti che mi hanno colpito, commosso, incuriosito o indignato ma non posso farlo. A 92 anni e’ morto il frascatano Amedeo Amadei. L’A.S.Roma. Il centravanti del primo scudetto del 1942. Ho nelle mie mani la copia anastatica di un giornale dell’epoca- Il Littoriale del 15 giugno 1942 - e vedo in tutti gli occhi dei vincitori una gioa immensa, nonostante la guerra in corso. La gioia per la vita, per la vittoria, per la Roma di campo Testaccio, la squadra scolpita per sempre nei cuori di chi tifa i colori giallorossi. Amedei era un centravanti di sfondamento, giocava, segnava e lo rivedevano in campo la domenica dopo. Non come adesso, il “calcio moderno”. Fatto solo di chiacchiere, nulla e sciocchezze. Creato e giocato da  costosissime nullita’. Ho letto con dolore la morte “der fornaretto” e ho pensato al goal di Cassano al Napoli, ora vuole andare in nazionale, e al messaggio che ha mandato Mario Balotelli via Twitter, “questa  e’ la fine” dopo i lpareggio casalingo del Milan contro ilGenoa, autore del goal l’ex milanista Gilardino. E al secondo rigore che ha sbagliato SuperMario, giustamente cacciato dall'Inghilterra. E mi sono detto che questo non e’ foottball. E' per questo che gli stadi italiani sono in mano alle frange nazifasciste, coltivate per anni dalle presidenze compiacenti o complici. E le squadre sono ostaggio dei ricchissimi procuratori che, nel caso del campionato italiano, lo hanno popolato del 60% di giocatori stranieri. Il campionato italiano. Possibile che siano tutti fenomeni intergalattici dopo solo qualche rete? Possibile mai stare a sentire, senza ridere loro in faccia o picchiarli selvaggiamente, certi initili, risibili, tronfi presidenti, che promettono nuovi stadi ad ogni pie’ sospinto, amministratori delegati, direttori sportivi e addetti ai laori, cominciando dai giornalisti sportivi. Nuovi stadi? Nuove case, nuovi supermacati, non nuovi stadi. Basta farsi prendere in giro da questa masnada di petulanti cialtroni pieni solo di roboante nulla.  Amedei appartiene al football vero. Si gioca, ci si allena e poi si sta a casa. Non si mandavano, no, in giro le foto nude, scomposte, volgari, di mogli e fidanzate. Non si facevano le ore piccole e si compravano le auto superveloci. No, si giocava a pallone. Come, da piccoli, nei cortili, sotto casa, ai campetti dell’oratorio, per strada. E ci si divertiva da pazzi. Amedeo Amadei era l’Associazione Sportiva Roma, fondata a Roma nel 1928. Una societa' calcistica, non una polisportiva.Non la “Roma dei Sensi". Non la “Roma italoamericana”. Quella era la Roma di Testaccio, e in quel campo con le tribune in legno andarono per la prima colta insieme mia madre Orlandina e mio padre Costantino. Quellla era la Roma popolare. La Roma che pulsa nei cuori giallorossi. Signor Amadei, mi fermo qui perche’ altrimenti mi commuovo. Fornare’, grazie. E in Paradiso nun segna’ troppo, nun gne fa’ male. To voremo sempre bene.E’ morto Eer Fornaretto”
Oggi, scusate, volevo scrivere tanto sull’ Irish Crime Writers – a festival su Michael Connolly e tanti altri argomenti che mi hanno colpito. Clmmosso, incuirriosito o indignato ma non posso farlo. A 92 anni e’ morto il frascatano Amedeo Amadei. L’A.S.Roma. Il centravanti del primo scudetto del 1942. Ho nelle mie mani la copia anastatica di un giornale dell’epoca e vedo in tutti gli occhi dei vincitori una gioa immensa, nonostante la guerra in corso. La gioia per la vita, per la vittoria, per la Roma di campo Testaccio, la squadra scolpita per sempre nei cuori di chi tifa i colori giallorossi. Amedei era un centravanti di sfondamento, giocava, segnava e lo rivedevano in campo la domenica dopo. Non come adesso, il “calcio moderno”. Fatto solo di chiacchiere, nulla e sciocchezze. Creato da  costosissime nullita’. Ho letto con dlore la morte “der fornaretto” e ho pensato al goal di Cassano al Napoli, ora vuole andare in nazionale, e al messaggio che ha mandato Mario Balotelli via Twitter, “questa  e’ la fine” dopo i pareggio casalingo del Milan contro ilGenoa, autore del goal l’ex milanista Gilardino. E al secondo rigore che ha sbagliato. E mi sono deto che questo non e’ foottbal, e’ per questo che gli stadi italiani sono in mano alle frange nazifasciste, coltivate per nni dalle presidenze compiacenti o complici. E le squadre ostaggio dei procuratori che, nel caso del campionato italiano, lo hanno popolato del 60% di giocatori stranieri. Il campionato italiano. Possibile che siano tutti fenomeni intergalattici dopo solo qualche rete? Possibile mai stare a sentire, senza ridere loro in faccia o picchiarli selvaggiamente, certi initili, risibili, tronfi presidenti, che promettono nuovi stadi ad ogni pie’ sospinti, e direttor sportivi e addetti ai laori, cominciando dai giornalisti sportivi. Amedei appartiene al football vero, si gioca, ci si allen e poi si sta a casa. Non si mandavano i giro le foto nude e scomposte di mogli e fidanzate. Non si facevano le ore piccole e si compravano le auto superveloci. No, si giocava a pallone. Come, da piccoli, nei cortili, sotto casa, ai campetti dell’oratorio, per strada. E ci si divertiva da pazzi. Amedeo Amaei era l’Associazione Sportiva Roma, non la “Roma dei Sensi”o  la “roma italoamericana”. Era la Roma di Testaccio, la Roma popolare, la Roma che pulsa nei cuori giallorossi. Signor Amadei, mi fermo qui perche’ altrimenti mi commuovo. Fornare’, grazie. E in Paradiso nun segna’ troppo, nun gne fa’ male. To voremo sempre bene.

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